L’edilizia è in crisi, le imprese piemontesi in “fuga” all’estero

Luca Ardissone allarga le braccia: «In Italia l’edilizia è ancora ancora molto indietro rispetto ai volumi pre-crisi. Il 2018 è andato leggermente meglio, ma il mercato ha perso così tanto che non è pensabile di recuperare con piccoli aumenti annuali». Lui è il titolare e l’amministratore delegato della Armo, un’azienda metalmeccanica di Collegno che si occupa di strumenti per la movimentazione delle merci e di chiusure industriali. È una nicchia, che grazie al comparto della logistica sta soffrendo meno rispetto ad altri comparti più classici. Ma per crescere c’è un’unica via: quella che porta sui mercati esteri.
«Siamo stati a una fiera in Marocco, tra pochi giorni saremo a Pozdam, in Polonia, poi andremo a Barcellona e a Parigi», spiega l’imprenditore. Ci andrà assieme a un gruppo di aziende italiane che producono finestre, tende, schermature solari, lattonerie, impianti speciali. Sono state radunate dal progetto CaseItaly, sostenuto dal ministero dello Sviluppo attraverso l’agenzia Ice. Nel team ci sono altre due imprese piemontesi, la Unimetal-Idrocentro di Torre San Giorgio, nel Cuneese, e la Florida Tende di Verbania.
L’idea è di agganciare i mercati europei in cui l’edilizia, a differenza dell’Italia, è più florida: «Il “Made in Italy” ha ancora possibilità di crescita, però ci sono tante piccole aziende che viaggiano in modo sparso. L’idea è di metterci insieme per promuoverci», spiega Ardissone. È anche un modo per mettersi al riparo dalle nuove turbolenze in arrivo sul mercato italiano, anche se gli effetti della recessione si faranno sentire più avanti: «Ci vorranno 8-10 mesi prima di subire ripercussioni, perché l’edilizia ha tempi lunghi di progettazione ed edificazione. Per ora lavoriamo ancora su iniziative partite lo scorso anno, ma a fine anno vedremo gli effetti di questa onda lunga», dice l’imprenditore torinese.
La sua azienda ha 44 addetti e registra ricavi attorno ai 10 milioni l’anno: «Lo scorso anno il 42 per cento del fatturato è stato garantito dall’export. In passato, come tutti abbiamo subito la crisi, ma da quattro anni cresciamo a doppia cifra. Contiamo di farlo anche quest’anno e la maggior parte dell’incremento arriverà proprio grazie all’estero», spiega Ardissone. Anche in questo campo, per vendere sui mercati esteri ci vuole preparazione. Anche perché la concorrenza è forte: «Purtroppo — evidenzia il titolare della Armo — è che ti trovi a combattere producendo in un Paese che ha poche infrastrutture e tanta burocrazia. Partiamo svantaggiati».
STEFANO PAROLA – La Repubblica

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